Post sulla canzone della settimana rapido e conseguentemente indolore.
Innanzitutto fatemi esprimere l'emozione di scrivere un post scroccando la connessione di Trenitalia.
Seconda di poi, dato che stasera sarò al suo concerto a Milano, oggi vi consiglio di dare un ascolto a Chuck Ragan, non si sa mai vi dovesse piacere e decidiate di raggiungermi.
Innanzitutto se vi piace Guccini non vi potrà non piacere anche lui: è infatti una sorta di giovane Guccio d'oltreoceano, folk con una punta di country e con liriche pari a poesie. Chuck Ragan inizia la sua carriera negli Hot Water Music, gruppo hardcore americano il cui nome è un tributo a Bukowsky, in cui vi milita ancora oggi (anzi a voler essere precisi hanno appena sfornato un nuovo album pazzesco, "Exister"). Da qualche anno, Chuck Ragan si è fatto promotore di un progetto che coinvolge personalità di spicco nel panorama punk e hardcore americano, totalmente ispirato alle sonorità folk, il "Revival Tour": ogni anno Chuck e tre diversi cantatautori condivono il medesimo palco e propongono ognuno il proprio pogetto solista. Il clima di questi concerti è spettacolare e infuocato: voci profonde, contrabbassi, violini e fisarmoniche che si mescolano a vino, abbracci e chiacchere fra amici. Vi assicuro che è raro vedere concerti così avvolgenti ed è difficile rimanerne delusi: io l'anno scorso sono arrivata fino a Zurigo pur di non perdermeli!!
Uno scatto del Revival Tour dell'anno scorso
E' facile intuire la mia gioia nel sapere che quest'anno il Tour avrebbe fatto tappa anche a Milano.
Nel caso vi avessi stuzzicato e stasera siete in zona, il concerto si terrà al Factory ed avrà inizio alle ore 20.30. Per informazioni più precise sull'evento potete cliccare qui.
Spero che il post lampo di oggi vi sia piaciuto. Buon ascolto.
Odio questo periodo dell'anno. Non riesco a cogliere la poesia dell'autunno. Oddio forse un pò. Ma non è abbastanza per non farmelo odiare. Odio la brezza gelida del mattino che ti avverte che è il momento di abbandonare short e infradito per ridare il benvenuto a stivali e lana e surrogati. Odio l'abbronzatura che mi abbandona a chiazze e quello stacco fantastico che si crea fra viso ormai già cadaverico (causa scrub, detergenti etc etc) e corpo che ancora riflette i segni di una passata e gloriosa abbronzatura. Odio la mia pelle che mi fa pagare con brufoli e seccature varie, che mi rendono simile ad una teenager in piena fase scoppio ormanale, i mesi estivi di incarnato quasi perfetto. Ma c'è una cosa che mi mette un minimo di buonomore in questa stagione di transizione: finalmente posso sfoggiare il mio amato Eskimo (in realtà è un parka, ma son sottigliezze...).
Eccolo il mio amato Eskimo!!
L'ho comprato a gennaio scorso per i saldi da Dixie (Dixie senza saldi non ha un rapporto qualità prezzo così invitante, a mio avviso) e da allora me lo metterei pure per andare a dormire. L'eskimo è da quando ho 15 anni che nel mio immaginario rappresenta il capo d'abbigliamento rivoluzionario per eccelenza e questo non solo perchè effettivamente era un capo cult fra i sessantotini ma anche per la omonima canzone di Guccini, in cui si parla di giovani amori e di contestazioni. Ed è proprio questa la canzone di questa settimana che vi vorrei proporre.
Francesco Guccini è uno dei maggiori cantautori italiani: la sua musica è pura poesia, ricercatezza della forma e non solo del contenuto. Nelle sue canzoni si parla di contestazioni, politica ma anche di temi come amore e desiderio. Sicuramente la sua migliore produzione è quella del primo periodo, quella più polemica e passionale: trovo che negli anni sebbene abbia comunque mantenuto standard altissimi (ne è un esempio l'album Addio) i contenuti siano caratterizzati da un maggiore disincanto verso la vita, in poche parole manca quel piglio passoniale della gioventù. Guccini, nato nel 1940 nell'appennino modenese, inizia la sua carriera nel 1967 con l'album "Folk Beat n1", uno dei più bei album di folk all'italiana: a quest'album ne seguiranno più di venti. In gioventù si trasferisce nella politicamente attiva Bologna (a cui dedica una delle sue più belle composizioni, per l'appunto "Bologna"), partencipando in prima persona alla contestazioni di quegli anni: molti dei suoi brani toccano argomenti politici e sociali e ne sono dei bellissimi esempi "L'Avvelenata", "Che Guevara", "La locomotiva" e moltre altre. Non da meno sono le canzoni che dedica invece ad amori perduti, donne mai amate, malinconici ricordi (come ad esempio "Incontro", "Cirano", "Vedi Cara"..). Io ho scelto "Eskimo", in primis perchè è una delle mie canzoni preferite e in secondo luogo perchè si può dire che racchiude in sè tutte le tematiche più care al nostro Guccio: le contestazioni giovanili del '68 fanno infatti da cornice ad un amore ormai finito ma di cui il ricordo è ancora dolce (o quasi..).
Poi non so se avevate già notato ma la descrizione del blog, sotto il titolo, è proprio ispirato ad uno dei suoi più bei album "D'amore, di morte e di altre sciocchezze".
Piccolo aggiornamento sui miei "latitanti" pennelli Real Techniques: chiaramente sono bloccati in dogana, ho dovuto compilare papiri di documenti e rimaranno bloccati minimo altri 45 gg perchè devono essere sottoposti a controllo sanitario. Grazie iHerb per aver dichiarato come contenuto "integratori alimentari" -.-' . Come se non bastasse sono già stati accreditati solo per il disturbo 11 euro di spese doganali. Grazie signore simpatico della dogana.
Venendo a news un pò più piacevoli, i miei genitori sono partiti per Barcellona e ho scoperto che lì vendono la Nars da Sephora: chiaramente marciando un pò sul senso di colpa di avermi lasciato da sola a casa, gli ho affibbiato una wishlist di tutto rispetto, nella speranza che riescano a trovarmi qualcosina.
Matte Lipstick Terre de Feu // Tinted Moisturized in Saint Moritz // Duo Eyeshadow in Isolde // Powder Blush in Exhibit A // Cream Blush in Penny Lane
Vi è piaciuta la canzone scelta per questa settimana?! E la mia wishlist? Voi cosa avete di Nars o cosa vi piacerebbe provare?
Dato che è circa un mese che fremo al solo pensiero dell'uscita del loro nuovo album (per chi non lo sapesse il 24 settembre), la canzone della settimana che ho scelto è "Awake my Soul" dei Mumford and Sons.
I Mumford and Sons sono un gruppo londinese indie-folk formatosi nel 2007: da allora sino ad oggi sono diventati una band di incredibile successo tanto che il loro primo album "Sigh no more", di cui "Awake my soul" è una delle mie canzone preferite, ha scalato le classifiche sia inglesi che statunitensi raggiungendone la vetta (parte del loro successo è dovuta anche al fatto che "Grey's Anatomy" ha spesso inserito alcune delle loro canzoni nella sua colonna sonora). Questi giovanotti sanno veramente il fatto loro: le sonorità sono avvolgenti ma mai caotiche, ti risvegliano ma dolcemente e, se chiudi gli occhi, la forte presenza del banjo fa sì che ti sembra quasi di essere in una grande prateria del centro America a guardare le stelle, fumando tabacco di pessima qualità con un spiga di grano in bocca (Aggiornamento: il mio fidanzato dopo aver letto la mia descrizione ha detto che sono un'acidomane).
Ho reso l'idea?! Credo di no quindi vi merita ascoltare la canzone ;)
Altra news è che ho comprato due pennelli Real Techniques, ideati dalla super fantastica mitica YEAH Samantha Chapman delle Pixiwoo e ho scelto (scegliere è stat veramente dura..) l'expert face brush e il blush brush: era tanto che li puntavo e la review di Chiara di La Vie en.. Cosmètiques mi ha definitivamente convinta. Dovrebbero arrivarmi fra una decina di giorni quindi.. Stay tuned!
E voi avete già questi pennelli? Vi sono piaciuti?!
xoxo
Ed ecco una nuova rubrica che avrà cadenza settimanale in cui mi impegnerò a pubblicare una canzone a cui sono legata: The Song of the Week.
Vorrei iniziare alla grande e pertanto ho deciso di condividere "Nebraska", una delle mie canzoni preferite in assoluto: per intendersi quella che vuoi ascoltare quando sei triste, quando sei felice, quando sei incazzato con il mondo.. insomma praticamente adatte a tutte le situazioni, un pò come il nero!
"Nebraska" fa parte dell'omonimo album del Boss, pubblicato nel 1982 e recentemente inserito dalla rivista Rolling Stones fra i 500 migliori album mai usciti. Amo quasi tutti gli album di Springsteen ma questo è in assoluto uno dei miei preferiti, in quanto Bruce ha preferito mantenere la versione demo in cui viene accompagnato solo dalla sua chitarra acustica piuttosto che l'arrangiamento effettuato con la sua band: il risultato è un album rock dalla forte tinte folk e country, più lento rispetto ai precedenti lavori e carico di malinconia.